Fuoco e Fumo
Ieri sera, mentre guardavo le Iene, sedevo al tavolo della cucina con il moleskine sotto la faccia cercando di scrivere qualcosa che potesse rappresentare bene il gorgo di sensazioni indistinte che mi ronzano attorno da una mesata circa. La mia condizione psicologica, da quasi tre anni è decisamente instabile, fatta di momenti sparsi di panico, momenti di esaltazione, momenti di autocommiserazione; tuttavia il sentimento attuale è diverso e impalpabile.
L’unica parola che ho scritto sul moleskino è fumo. Pensavo a quale parola fosse più rappresentativa e l’unica parola che ripeteva il mio cervello era fumo.
A pensarci bene la parola non è affatto campata in aria. Il fumo ottenebra la vista, confonde e nasconde. Il fumo soffoca. Il fumo irrita. Ma più importante di tutti il fumo non nasce dal nulla. Se si vede del fumo si può star certi che da qualche parte c’è qualcosa che brucia.
Bruciare. La parola bruciare aveva catturato la mia mente. Stavo bruciando. Guardavo la pletora di idioti, falsari e fuffaroli intervistati dalle Iene e bruciavo. Guardavo su internet idee interessanti e bruciavo. Pensavo a me stesso e a ciò che mi aspetto da me stesso e bruciavo.
Sono pieno di combustibile, decine di idee ce macerano in gas infiammanti e che non trovano sfogo, centinaia di desideri che si decompongono e si comprimono nel petto come la camera a scoppio di un pistone.
Scrollarsi da dosso la cenere e dare sfogo tutto questo. L’eccesso di inattività fa bene al riposo ma mi corrode l’anima.
Photo by Jox