Fukushima e l’emergenza nucleare
Non è possibile in questi giorni parlare d’altro. L’attenzione è, giustamente, tutta concentrata sul disastro del terremoto in Giappone dei giorni scorsi. Cambiare argomento è ancora più complicato se teniamo presente che ci sono due centrali elettro-nucleari (Fukushima e Onagawa) che hanno subito danni consistenti in seguito al sisma e la cui situazione non è ancora sotto-controllo.
La cosa peggiore però è il balletto di dichiarazioni insensate di politici, giornalisti e telegiornali riguardo la sicurezza degli impianti nucleari. È schifoso vedere come quanti politici e giornalisti si sono auto-nominati tecnici nucleari e dottori in fisica.
Quindi, per capirci qualcosa nella selva di dichiarazioni ideologizzate che sentite in questo momento, provo ancora una volta a fare la cosa più semplice di tutte: postare i fatti e documentarmi prima di scrivere puttanate.
Prendiamo ad esempio Oscar Giannino, persona che stimo finché si parla di economia ma che prima di scrivere di teconologia e fisica nucleare dovrebbe quantomento chiedere a qualcuno di più esperto onde evitare di pubblicare su “Il Messaggero” frasi come:
Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissirni, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericol i per ambiente epopolazioneproprio l`impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello veni catosi e come prescrivono appunto le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche.
Nemmeno un paio d’ore dopo che ho letto l’articolo una delle strutture della centrale di Fukushima salta in aria, le radiazioni hanno contaminato acqua e generi alimentari e almeno 3 persone (sulle 3 testate) sono risultate positive alla radioattività. Giannino devo proprio farti i miei complimenti. Parlare di nucleare non è come tifare Roma o Lazio, non è questione di fazioni, è questione di analizzare i fatti.
Cominciamo quindi dall’incidente. Innanzitutto diciamo che la centrale di Fukushima-Daiichi non è proprio l’ultimo modello ed era stata progettata per resistere ad un sisma di magnitudo 8-8.5. Poi è avvenuto un sisma di magnitudo 9 e la centrale non ha retto. Il sistema di raffreddamento principale è stato danneggiato e il sistema di raffreddamento di emergenza (ECCS) non è entrato in funzione a causa dei danni ai generatori diesel di emergenza.
Una centrale elettrica senza sistema di raffreddamento è una gigantesca bomba atomica. I tecnici devono quindi cercare di raffreddare il nocciolo (la barra di uranio che alimenta la centrale) a tutti i costi. Questo ha però la conseguenza di aumentare la pressione dei vapori nel vessel (l’involucro metallico che avvolge la zona in cui avviene la fissione) per evitare che esploda (e a quel punto i giochi sono fatti) e che l’aumento di pressione aumenti ulteriormente la temperatura.
I tecnici sono stati quindi costretti a rilasciare i vapori attraverso le ciminiere della centrale. Tali vapori sono ovviamente estremamente radioattivi ma vengono parzialmente depurati prima dell’espulsione. Tale fuoriuscita di vapori capita spesso in tutte le centrali nucleari e non comporta danni permanenti. In Francia, i residenti nelle vicinanze delle centrali nucleari vengono preventivamente avvertiti prima del rilascio dei gas in modo tale da poter ingoiare una pasticca di iodio (per proteggere la tiroide) ma a parte questo (che, per me, è già abbastanza grave) non ci sono ulteriori danni.
Nella centrale di Fukushima però l’assenza prolungata di un sistema di raffreddamento normale ha causato un secondo problema: quando si spara dell’acqua a contatto con una barra di uranio prossima ai 1132 gradi Celsius l’acqua si dissocia generando idrogeno gassoso. L’idrogeno gassoso è infiammabile ed esplosivo. A lungo andare tale idrogeno si accumula rischiando di creare un enorme bomba. Tale gas va rilasciato ma la procedura è rischiosa e nella centrale di Fukushima non è andata a buon fine: l’accumulo di idrogeno è esploso violentemente squarciando la struttura del Reattore 1. La stessa cosa è avvenuta a Chernobyl nel 1986 ma, per fortuna, questa volta l’esplosione non ha danneggiato il reattore.
Ma com’è ora la situazione? Dalle analisi pare che la radioattività nei dintorni sia sopra la soglia critica con danni consistenti all’ambiente e alla salute pubblica (ragione per cui sono state evacuate quasi 40 mila persone nel raggio di 20Km. Cosa grave è la presenza di cesio all’esterno della struttura. Solitamente il cesio ci indica che la barra di uranio che alimenta il reattore ha raggiunto (o ci è vicino) il punto di fusione (1132 gradi celsius). Quando la barra fonde percola, fuoriesce dalle gabbie di contenimento e diventa incontrollabile: si parla di fusione del nocciolo o meltdown. Anche il reattore 3 pare essere nelle stesse situazioni.
L’incidente è classificato livello 4
Livello 4 (incidente grave senza rischio esterno): evento causante danni gravi all’installazione (ad esempio fusione parziale del nucleo) e/o sovraesposizione di uno o più addetti che risulti in elevata probabilità di decesso, e/o rilascio di radionuclidi tali che la dose critica cumulativa sia dell’ordine di pochi mSv.
ma non è difficile pensare che potrebbe presto essere innalzato al livello 5 data la quantità di radiazioni esterne.
Quindi secondo la IAEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) l’incidente è grave. È inutile che i vari Cicchitto e Casini mi vengono a dire che l’incidente non è grave perché, dal punto di vista tecnico dell’IAEA, non contano un cazzo.
La situazione a Fukushima è quindi preoccupante e va tenuta ancora sotto controllo.
In Italia intanto si minimizza. Si parla di fuoriuscita di materiale radioattivo come di una “scorreggia”. Una cosa simpatica e senza conseguenze. Ciò è dal mio punto di vista completamente inaccettabile. Perché? Perché con un tempismo da iettatore il governo ha appena messo a punto il piano nucleare italiano costituito da centrali vecchie che ci danno i francesi, con sistemi di sicurezza inferiori a quelli giapponesi (sono progettate per reggere terremoti di magnitudo 7) e costruite e gestite all’italiana ovvero dai vari Bertolaso, Impregilo (quella dei rifiuti a Napoli per intenderci), delle Tav che fanno franare case e progettate senza un minimo di impatto idrogeologico.
Io non sono contro il nucleare in generale ma sono sicuramente contro il nucleare in Italia, non perché non mi fido del nucleare bensì perché non mi fido degli italiani che se ne occuperanno.
Inoltre, il caso giapponese, ci conferma una cosa: il nucleare non è sicuro al 100%, non esiste nulla di sicuro al 100%. Preferirei molto persone che mi dicano che il nucleare ha i suoi rischi ma è necessario per il bene del paese piuttosto che pagliacci che descrivono il nucleare come una bellissima bacchetta magica che risolverà tutti i problemi dell’Italia dell’umanità. A meno che costui non sia Monty Burns.
Nuculare… si dice Nuculare [cit.]
Cavolo se hai ragione. Quanti pagliacci ci sono in politica…anzi riformulo: tutti pagliacci.
È assurdo che anni fa tramite un referendum abrogativo gli italiani hanno volutamente chiuso le centrali nucleari e ora come se niente fosse le ritirano fuori. Vista la grande manutenzione per tutto ciò che è pubblico, a partire dalle strade, fino alle strutture, immagino come possano essere mantenute le centrali qui in Italia. È una tristezza parlare così del nostro paese, ma purtroppo abbiamo consegnato l’Italia nelle mani di Satana (e non parlo del governo attuale, ma della classe politica in generale).
In Libia il popolo cerca di riprendersi il potere, noi invece non lo facciamo perchè siamo in un paese “democratico”….ma solo a parole.
Mado’ Davide, ti farei una statua.
A me viene da ridere al solo pensiero che qua si discute amabilmente di fare centrali di terza mano quando il territorio italiano ha le stesse probabilità di essere colpito da un terremoto del 9 grado come in Giappone, con l’unica differenza che da noi le strutture sono costruite con carta igienica e colla vinilica su vulcani e frane ancora in movimento.
Ma tanto chissene, il Giappone è lontano, le radiazioni spariscono magicamente in un paio di mesi e lo zio di Avetrana ha fatto una nuova dichiarazione e sarà ospite a Porta a Porta.
Il nucleare in Italia è stato riassunto da una partita a scacchi farlocca che non ne ha spiegato né i veri rischi, né le vere potenzialità.
L’opinione pubblica (leggasi l’opinione di chi non si è informato) vedrà tutta la faccenda sminuita e non si renderà conto di un cazzo.
Basta pensare a Chernobyl: scoppiò il reattore e tutti “oooh, il nucleare, è pericolosissimo, spegnete tuttotutto a caso che è pericoloso!” e dopo un anno si tenne il referendum qui in Italia.
Gli anni passano, le persone dimenticano, si riparla di nucleare in Italia. Ancora.